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ARTICOLO PUBBLICATO SULLA TESTATA BRIANZE DEL 18 SETTEMBRE
" DIBATTITO APERTO SULLA BIOARCHITETTURA IN BRIANZA"

Dialogo con tre architetti impegnati nella promozione di una progettazione coerente con le risorse e  le tradizioni del territorio.

Si parla molto di eco-sostenibilità, di bioarchitettura e di argomenti legati all’ambiente, ma concretamente cosa è stato fatto? Ed in particolare in Brianza, cosa si è fatto e come ci si sta muovendo? Cerchiamo di capirlo attraverso le risposte dei bioarchitetti Maria Elisa Villa, Massimo Duroni e Carlo Zanella che, da ormai dieci anni, si impegnano proprio in questa zona con Ecodialogando per la promozione e lo sviluppo delle tematiche ambientali.

In qualità di architetti, come vedete il patrimonio naturale esistente, e come definireste lo stato attuale del patrimonio edilizio del territorio?

CARLO ZANELLA. “Non esiste un tessuto edilizio naturale diffuso sul territorio. La mancanza di una cultura del naturale, sia nei clienti che nei tecnici, ha fatto in modo che non ci sia ancora stato il margine per progettare in modo naturale. Gli unici esempi esistenti sono estremamente recenti e nati all’interno di amministrazioni pubbliche attente al problema”.

MASSIMO DURONI. “Nell’immediato dopoguerra si è persa la concezione della cultura del luogo a favore di una maggiore edificabilità del territorio e di una velocità di realizzazione. Nella cultura contadina  brianzola, da sempre la casa è stata il luogo di protezione e caratterizzazione del nucleo familiare. Il terreno magro, con pietrame asciutto e quindi sterile, era dedicato all’edificazione, mentre quello umido grasso e vitale alla pura coltivazione. Quindi istintivamente esisteva già un approccio progettuale ecologico”.

ELISA VILLA.  “I comuni della Brianza, da Desio a Trezzo d’Adda in senso longitudinale, e da Montevecchia a Carugate in senso latitudinale, racchiudono un patrimonio architettonico di identità caratteristico del territorio, sia dal punto di vista delle opere d’arte (come la Villa Reale di Monza) sia come architettura spontanea - dall’aggregato urbano alla cascina - in un contesto comune di cultura prevalentemente agreste. L’evoluzione industriale ha creato aree forti e aree deboli, portando un declassamento soprattutto dell’architettura minore. Questo patrimonio edilizio ha però una sua logica e una sua metodologia costruttiva che si legge nei materiali, nelle tipologie - a corte, a stecca o a ballatoio - nei porticati, e negli edifici accessori quali stalle e fienili. Il tutto nel rispetto della collocazione insediativa e con l’impiego di materiali del territorio”.

 
Cosa significa per voi portare la bioarchitettura in Brianza?

CARLO ZANELLA.
“Significa recuperare tutti i valori dell’architettura tradizionale brianzola, unirli alle innovazioni che la scienza ci propone, per arrivare ad una nuova sintesi capace di realizzare un’architettura armonica e di qualità”.

MASSIMO DURONI.
“Partire nella progettazione dalla cultura locale, che significa scelta di materiali tipologie ed orientamenti, sfruttando però le nuove tecnologie adatte al miglioramento qualitativo dell’abitare”.

Elisa Villa. “Discernere il vecchio, dalla tipologia ai materiali. Vivere la casa nello spirito di un recupero qualitativo - nella tecnologia, nei materiali e nel modo di vivere - esaltando la creazione del benessere che la bioarchitettura può dare”.

 

Come avete operato con la bioarchitettura su questo territorio e che riscontro ne avete avuto?

CARLO ZANELLA.
“Abbiamo fatto molto lavoro di divulgazione attraverso conferenze, seminari, articoli ecc., dove abbiamo sempre riscontrato interesse da parte dell’utente finale, ma resistenza da parte degli operatori quali imprese e professionisti, da sempre restii a cambiare modalità di lavoro precostituita. Tutto questo porta alla difficoltà di realizzare progetti cha nascono come opere di bioarchitettura. Come progettista cerco comunque di inserire tutte le caratteristiche di qualità della bioedilizia nelle opere che progetto, anche se non richieste specificatamente. E’ un grosso sforzo progettuale che porta generalmente un netto miglioramento qualitativo. Un interesse che viene particolarmente percepito è quello che lega l’architettura alla salute, per cui molti interventi da me realizzati sono mirati proprio all’utilizzo di materiali e di tecniche capaci di migliorare la qualità biologica dell’abitazione”.

MASSIMO DURONI. “Dal 1993 sperimento usi innovativi dei materiali tradizionali di impiantistica, in edilizia ed arredamento. Tengo conferenze e lezioni legate al design ecologico sia in luoghi non istituzionali che in università. Organizzo workshop dedicati a studenti e professionisti per rendere più familiare il rapporto con i materiali. Noto un grande interesse da parte di queste persone per la sperimentazione nell’uso di materiali un tempo di grande diffusione”.

ELISA VILLA. “Da una decina d’anni propongo in prima persona la bioarchitettura sul territorio, sostenendo la sensibilità di alcuni committenti con progetti e realizzazioni di nuovi edifici unifamiliari e plurifamiliari: nello specifico ho affiancato una società immobiliare che ha costruito un complesso di sedici appartamenti, primo esempio di bioedilizia nel 1998 non solo per il territorio brianzolo ma probabilmente nazionale. Mi occupo inoltre di ristrutturazione di abitazioni ed uffici con altre destinazioni (asilo nido), con impiego di materiali e tecnologie bioecosostenibili. Ho realizzato un prototipo di casa in bioarchitettura nello show-room Bioabitare di Milano, per dare un’opportunità concreta a chiunque voglia affrontare interventi su questi temi”.

 
Come vedete il futuro della bioarchitettura in Brianza?

MASSIMO DURONI. 
“Nonostante il ritardo di diversi anni rispetto ad altre regioni italiane o addirittura straniere, come Austria, Germania e Svizzera, le nuove generazioni mostrano maggior interesse sia per il proprio benessere che per quello dell’ambiente, quindi l’attenzione ad un miglior rapporto tra l’edificato e il contesto ambientale è sempre più presente. Purtroppo in questi ultimi anni stiamo conoscendo un nuovo boom edilizio che riduce sempre più la possibilità di intervento da parte dell’utente, lasciando maggior spazio decisionale ai costruttori e alle istituzioni. Fortunatamente alcuni comuni si stanno muovendo con una crescente attenzione nell’attuazione dei piani regolatori, fornendo direttive legate alla  sostenibilità”.

CARLO ZANELLA. “I fattori che influenzeranno maggiormente la crescita della bioarchitettura in Brianza, saranno sicuramente da una parte la maggior attenzione degli utenti al benessere abitativo, e dall’altra la richiesta di maggiore sostenibilità e risparmio energetico da parte istituzionale. Le case avranno certificazioni energetiche che ne determineranno i consumi, ed avranno anche marchi di qualità per garantirne la realizzazione in bioarchitettura. Questi ultimi saranno applicati anche a strutture quali ristoranti, alberghi, negozi, palestre, ecc., in modo da garantire spazi sempre più legati al concetto di benessere”.

ELISA VILLA. “La Brianza è un bacino fertile. Ci auguriamo che riesca a superare la propria tendenza conservatrice per aprirsi ad un mentalità architettonico-edilizia di qualità e benessere, puntando al recupero della propria identità territoriale”.
 

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