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  convegni


ARCHITETTURA E DESIGN ECOSOSTENIBILE
2 dicembre 2005 - Sporting Club Monza (Mi)
 

Interventi:
 

Arch. Maria Elisa Villa

 

Dall’Architettura Bioclimatica all’architettura Bioecologica:

esperienze di abitazioni sostenibili.

 

Creare qualità degli ambienti costruiti e la capacità di un edificio di essere in risonanza con la percezione della qualità dello spazio dell’habitat ed ecosistema a cui appartiene.

 

Qualità di uno spazio interno è anche sinergia tra progetto destinazione d’uso e realizzazione con metodi  e materiali impiegati.

 

L’esperienza insegna che un edificio sano è tale  per almeno il 60/70% da una muratura sana: muri portanti a forte inerzia termica, permiabili al vapore perciò traspiranti, con ottima prestazione all’isolamento termico e acustico, durata nel tempo.

 

Negli esempi riportati: il villino unifamiliare ha solai e tetto in legno, ottimo e da sempre materiale naturale che, oltre ad avere un’igroscopicità intrinseca e i requisiti di alta resistenza al fuoco e  bassa conducibilità elettrica, è ad alta resistenza statica per le strutture orizzontali, e isolante; nella residenza plurifamiliare viene evidenziato il pacchetto esecutivo del tetto, con l’isolamento, la ventilazione, etc.

 

Le facciate interne/esterne sono eseguite completamente in intonaco di calce.

 

Anche gli isolanti naturali ( sughero kenap etc.) sono scelti per le stesse caratteristiche di traspirabilità, e permeabilità, elettricamente neutri, ma con buone prestazioni acustiche e termiche.

 

Attenzione al recupero dell’acqua piovana per riciclo, trattamenti all’acqua potabile di rivitalizzazione.

 

E’ stata posta attenzione all’impianto elettrico, con impianti a stella e disgiuntori di rete.

Inserito sistema di aspirapolvere centralizzato.

Riscaldamento radiante, a bassa temperatura con caldaie a condensazione, tipo a battiscopa a perimetro ed elettrico con fonti energetiche alternative (pannelli solari).

 

Finiture interne con pitture alla calce a caseina.

Pavimenti in legno ad olio e cera.

 

*Arch. Maria Elisa Villa

Esperta in ecologia dell’architettura, costruzioni e ristrutturazioni con materiali biocompatibili, interni e medicina dell’habitat.

 

 

 

Arch. Carlo Zanella
Dalla bioclimatica alla bioarchitettura

 

Quando parliamo di bioarchitettura spesso pensiamo ad un vago insieme di tecniche e materiali sani, oppure a sistemi per risparmiare in casa o inquinare meno.

Il mio intervento vuole fare chiarezza delineando i confini della “bioarchitettura”, all’interno di un percorso anche storico della materia.

 

Quando parliamo di architettura naturale dovremmo pensare ad un calderone nel quale confluiscono tecniche, scienze e scuole diverse, ognuna capace di portare il suo apporto specifico.

La bioarchitettura nasce negli anni ’60 in area mitteleuropea, germania soprattutto, sulla base di due spinte diverse: da una parte l’ondata ecologista che nasce a sua volta dai principi del ’68, dall’altra dalla necessità di capire e risolvere le prime problematiche di salute nate dalla nuova cattiva edilizia industriale.

 

Vediamo subito come le due matrici che formano la nascente bioarchitettura sono le stesse due istanze che la caratterizzano oggi: l’aspetto Bio-logico, con l’attenzione rivolta alla persona e l’aspetto eco-logico, con l’attenzione rivolta invece all’ambiente.

 

E’ quindi più corretto parlare di architettura bio-eco-logica che di bioarchitettura.

 

L’aspetto eco-logico è quello che cerca attualmente una normativa legata alla gestione del territorio, attraverso strumenti sovranazionali, come agenda 21 sino a piani regolatori comunali attenti alle tematiche dell’architettura sostenibile e del risparmio energetico, vedi il protocollo casaclima a Bolzano, il p.r.g. di Carugate (Mi) e tutte le iniziative simili. Questa visione eco-logica cerca di limitare il consumo delle risorse del territorio, materiali ed energetiche, attraverso una migliore gestione del sistema di riscaldamento – raffreddamento della casa, sia per gli impianti che per l’isolamento dell’involucro edilizio. In questo senso rientrano anche metodologie prettamente progettuali come la bioclimatica.

 

L’aspetto eco-logico si deve però integrare a quello bio-logico, dove l’interesse si rivolge al benessere delle persone, andando quindi verso le scuole progettuali legate alla tossicologia dei materiali, per evitare inquinamento chimico in casa, ma anche verso tutte le scuole della progettazione armonica, come il feng-shui o il vastu indiano, nonchè a tutte le conoscenze capaci di migliorare la qualità dell’abitare.

 

In conclusione è quindi necessario che l’architetto sappia unire le due tematiche della bio-rchitettura e della eco- architettura al fine di realizzare edifici di qualità, davvero fonti di benessere per le persone e l’ambiente.

 

*Arch. Carlo Zanella

Segue le tematiche dell’architettura olistica (feng-shui, vastu, geobiologia).

Progetta nuove costruzioni e ristrutturazioni. E’ esperto di rilevamento e bonifica inquinamento interno, elettrosmog e geopatie dal 1995.

  
 

 

Arch. Paolo Tamborrini

 

Dall’approccio quantitativo alle valutazioni di tipo qualitativo: strumenti e metodi per una produzione ecocompatibile

 

Valutazione degli impatti ambientali, delle forme e delle strutture e scelta dei materiali. Questi i principi fondamentali su cui l’ecodesign basa la progettazione di nuovi prodotti, ottenendo il miglior compromesso fra parametri ambientali e quelli tecnico-economici, senza dimenticare gli aspetti tipologici e formali.

 

La responsabilità nei confronti dell’ambiente non trova la sua espressione, fino a quando ciascuno, nelle sue capacità e competenze, non si rende partecipe e attivo nella risoluzione dei problemi.

 

E’ presumibile che nel futuro non solo gli ecodesigner, ma tutti i progettisti, lavoreranno per riduzione, utilizzando minori risorse; i produttori troveranno nei nuovi progetti non dei capricci di forma o di markenting ma dei vantaggi sul piano economico e produttivo (un minor utilizzo di materiale su una produzione di tipo seriale porta a un risparmio di risorse e di energia considerevole, e quindi anche un notevole risparmio economico).
 

Il consumatore potrà scegliere in modo consapevole i prodotti presenti sul grande mercato e attuare un consumo intelligente e critico dando vita ad una nuova figura, il prosumer, come l’ha definita Francesco Morace, in grado di influenzare la produzione attraverso le scelta da consumatore. La nuova tendenza al “rifiuto del rifiuto” porta anche gli smaltitori a  prendersi cura degli oggetti a fine vita, perché non vengono più visti come scarti ma come nuove risorse (“dalla culla alla culla”).
 

Al contrario del semplice concetto di responsabilità del produttore, quello della responsabilità condivisa può servire da stimolo per innescare il cosiddetto “circolo virtuoso” dell’eco-compatibilità.

La problematica ambientale ha raggiunto ormai una fase di maturità: le denuncie per la sensibilizzazione delle coscienze sono ormai al tramonto, mentre la cultura del progetto ha i mezzi e le potenzialità per creare scenari culturali in ambito industriale e modelli produttivi per arrivare  alla scomparsa della differenza tra il significati del termine “design” ed “ecodesign”.

Esistono vere e proprie linee guida dell’”ecodesign” da seguire nella progettazione e vanno viste come una nuova risorsa professionale; sono un forte stimolo per affermare un moderno concetto di svluppo e definire nuovi oggetti. In un periodo in cui il mercato è sovraccarico di prodotti tutti uguali o simili, avere a disposizione vincoli progettuali diversi e talvolta molto rigidi, non può che portare vantaggi anche dal punto di vista creativo, produttivo e comunicativo con la nascita di una nuova estetica della sostenibilità.

 

L’iniziale approccio quantitativo con cui veniva affrontata la questione ecologica si amplia, oggi, verso valutazioni di tipo qualitativo: il senso di crescita economica e di benessere, lo sviluppo sostenibile, ecc.

Si prende coscienza che non sono sufficienti soluzioni tecniche mirate e parziali, ma che sono necessari scenari complessivi e futuribili in grado di ripensare la cultura del progetto e della produzione. In questo senso l’ecodesign affronta la tematica ambientale sia con razionalità teorica che con fantasia immaginativa, in un impegno duraturo e collettivo che prende in causa tutti gli attori del ciclo di vita di un prodotto, produttori, fornitori di componenti, smaltitori e consumatori.
 

Seppur l’applicazione delle linee guida determina produzioni industriali pulite ed ecocompatibili, si tratta sempre di soluzioni ridotte e soprattutto specifiche e scarsamente armonizzate alla complessità della realtà. Le produzioni generano sprechi altissimi e un cambiamento che coinvolge esclusivamente l’ottimizzazione ambientale dei prodotti, senza interventi correttivi a monte, è insufficiente per l’eco-sistema mondiale: è indispensabile attuare un cambiamento sistemico a un livello più profondo… ma per questo rimando al testo di Silvia Barbero sul tema del Systems Design.

 

* Arch. Paolo Tamborrini

Architetto e ricercatore in Disegno Industriale presso il Politecnico di Torino.

Caporedattore (dal 2001) di www.design-italia.it, collabora inoltre con diverse testate giornalistiche del settore del design.

 

 

Ass. LL. PP. Giuseppe Tresoldi

Il Nuovo Regolamento Edilizio del Comune di Carugate

 

Con il nuovo Regolamento Edilizio comunale il Comune di Carugate si è dotato di uno strumento per indirizzare gli operatori verso un’edilizia sostenibile, ossia una edilizia finalizzata a soddisfare le esigenze attuali cercando di non compromettere la risorse destinate alle future generazioni. Tale regolamento introduce tre criteri fondamentali di intervento, noti da tempo ma poco applicati, quali:

il risparmio energetico, l’utilizzo di fonti di energia rinnovabili e l’impiego di tecnologie bioclimatiche.

Alcuni degli interventi proposti e contenuti nel nostro regolamento comunale sono prescrittivi, quindi resi obbligatori (ed è questa la vera innovazione introdotta), altri sono (per ora) solo suggeriti, quindi facoltativi, ma ugualmente importanti in quando stimolano gli operatori e i cittadini a ponderare le scelte e le nuove metodologie di intervento disponibili.

 

Questi gli interventi obbligatori:

 

1.   Obbligo di installare caldaie a condensazione nei nuovi edifici e in quelli per i quali sono previste opere di ristrutturazione;
 

2.   Obbligo di installare i collettori solari per la produzione di acqua calda sanitaria nei nuovi edifici adibiti a residenza;

 

3.   Diritto al sole: nelle nuove costruzioni si deve tenere conto di distanze sufficienti a garantire un corretto soleggiamento delle superfici esposte;

 

4.   Realizzazione strutture di tamponamento (pareti verticali, coperture, ecc.) con un livello di isolamento termico superiore a quello minimo previsto dal regolamento nazionale;

 

5.   Controllo temperatura ambienti: nella stagione fredda compresa fra 18°C e 22°C; installazione di sistemi di regolazione locali (valvole termostatiche, ecc) agenti sui singoli elementi riscaldanti;

 

6.     Impianti elettrici per illuminazione: impiego di dispositivi di controllo e regolazione dei consumi (interruttori a tempo, sensori di presenza, sensori di illuminazione naturale, ecc);

 

7.     Contabilizzazione del calore individuale con spesa energetica dell’immobile ripartita in base ai consumi reali effettuati da ogni singolo proprietario;

 

8.     Utilizzo vetri doppi nelle nuove costruzioni e nelle ristrutturazioni di facciate;

 

9.     Consumo di acqua potabile:

Contabilizzazione individuale mediante l’utilizzo di dispositivi per la regolazione del flusso di acqua dalle cassette di scarico dei gabinetti; Utilizzo delle acque meteoriche per l’irrigazione del verde pertinenziale e per i servizi condominiali;

 

10.   Riduzione degli effetti del Radon garantendo una ventilazione costante su ogni lato del fabbricato;

 

11.   Illuminazione spazi esterni: flusso luminoso orientato per evitare l’inquinamento luminoso (legge regionale 27 marzo 2000, n°17);

 

12.   Illuminazione con lampade a ridotto consumo energetico nei porticati aperti al pubblico transito;

 

Questi gli interventi suggeriti (facoltativi):

 

1.   Pannelli solari fotovoltaici allacciati alla rete elettrica di distribuzione;

 

2.   Materiali naturali e finiture bio-compatibili;

 

3.   Utilizzo e impiego di serre bioclimatiche, muri ad accumulo e muri di Trombe in quanto non computabili ai fini volumetrici (sono considerati volumi tecnici);

 

4.   Consumo di acqua potabile:

Adozione di sistemi che consentano l’alimentazione delle cassette di scarico con le acque grigie provenienti dagli scarichi di lavatrici, vasche da bagno e docce;

 

5.   Utilizzo di pannelli radianti integrati nei pavimenti o nelle solette per ottenere condizioni di comfort termico elevate con costi di installazione competitivi;

 

6.   Superfici trasparenti: per le nuove realizzazioni orientamento entro un settore di ± 45° dal sud geografico e applicazione di schermature;

 

7.   Tetto verde piano o inclinato: miglioramento dell’inerzia termica estivo-invernale e drenaggio del deflusso delle acque meteoriche;

 

Con il nuovo R.E. passiamo quindi dalla opportunità che ha un privato di costruirsi (di sua iniziativa) un’abitazione con caratteristiche di risparmio energetico, ad una condizione di prescrizione e quindi di interventi resi obbligatori per tutti quelli che costruiscono.

 

L’aspetto economico:

 

Nell’elaborazione delle proposte contenute nel Regolamento si sono fatte delle valutazioni economiche. In particolare si è analizzata l’incidenza del maggior costo indotto dal miglioramento qualitativo degli edifici dal punto di vista energetico e l’effetto di riduzione del consumo di energia.
 

Considerando un edificio di tipologia classica per Carugate (edificio a schiera di 3 piani), attuando i soli interventi obbligatori, (ad esclusione delle caldaie a condensazione), si ottiene un maggior costo inferiore al 3% rispetto a quello base (il confronto è con un edificio nuovo realizzato secondo le attuali normative). Tali interventi consentono di ridurre il consumo energetico complessivo (riscaldamento e acqua calda) di almeno 25%. Ai costi attuali dell’energia i maggiori investimenti si ammortizzano in un periodo di circa 8 anni ed il reddito medio dell’investimento, considerando un periodo di durata degli interventi di 20 anni, è pari a circa il 7% .
 

L’analisi non considera gli aspetti ambientali, che potrebbero essere monetizzati, e non tiene conto dei possibili aumenti del costo dell’energia che renderebbero ancora più vantaggiosi gli interventi. Infine non si sono considerati i possibili contributi nazionali e regionali e le defiscalizzazioni degli interventi.

L’applicazione delle norme nei casi di ristrutturazione degli edifici comporta un risparmio energetico ancora maggiore, poiché gli edifici esistenti sono caratterizzati da una qualità energetica inferiore con tempi di ritorno degli investimenti minori rispetto a quelli sopra indicati.

 

Brevi esempi:

 

A titolo di esempio menzioniamo alcuni interventi eseguiti nel Comune:

 

Impianto pannelli solari fotovoltaici posizionati sul tetto della mensa della scuola di via del Ginestrino per una superficie circa di 50 mq. e un impegno di spesa di € 67'000.00.

 

Innovativo sistema di riscaldamento perimetrale a battiscopa ad alto valore di irraggiamento installato nei corridoi della scuola primaria di via del Ginestrino.

Imminente inizio dei lavori di costruzione di un edificio residenziale sociale (23 alloggi) ad elevato comfort termico e a basso impatto ambientale di cui l’arch. Trombino (che è uno dei progettisti) vi farà una migliore esposizione.

 

* Ass. LL. PP. Giuseppe Tresoldi

Architetto e Assessore ai lavori pubblici presso il Comune di Carugate.

 

 

Arch. Antonio Varisco

Scuola dell' infanzia

 

Mezzago è un comune di circa 4.000 abitanti in Provincia di Milano.
che, per la sua collocazione nell’hinterland milanese, si deve continuamente misurare e confrontare con i temi dello sviluppo urbanistico ed edilizio, dell’invadenza infrastrutturale e del perenne conflitto tra città e campagna.

Un Comune che ha sviluppato un ambizioso progetto per la costruzione di un “ quartiere ad alta sostenibilità ambientale “ e che ha dimostrato di saper progettare e realizzare in proprio una “ scuola materna con tecniche di bioedilizia “.


L’ufficio tecnico comunale ha quindi proposto nel 2002 un progetto-pilota per la realizzazione di una scuola d’infanzia, ispirato ai seguenti criteri essenziali:
• la selezione di tecniche costruttive che garantiscano un clima interno salubre per gli alunni;
• il miglior rapporto con il clima locale e l’orientamento dell’edificio per una progettazione bioclimatica;
• il risparmio energetico attraverso l’ottimizzazione degli impianti di produzione del calore, dei sistemi di coibentazione dell’edificio, dell’ illuminazione e della climatizzazione naturale;
• la provenienza e l’utilizzo di materiali rinnovabili e naturali, l’assoluta atossicità, la semplicità di posa, la lunga durata e la ridotta manutenzione;
• l’introduzione di sistemi trasparenti di controllo quali la certificazione dei materiali utilizzati e un manuale per un uso corretto dell’edificio.

Il progetto ha contemperato esigenze di carattere formale, architettonico e tecnologico con orientamenti educativi e pedagogici.

E’ stato condiviso con il personale docente, al fine di favorire gli aspetti sensoriali ed emozionali dei bambini.
Ogni mattino il bimbo deve condividere con gli altri e con le insegnanti queste emozioni, deve gioire dei colori naturali e luminosi degli arredi, muoversi in questi spazi evocativi e facilmente riconoscibili ed imparare la posizione relativa delle cose.

Le caratteristiche e le prestazioni principali dell’edificio sono le seguenti:
• struttura portante in lamellare di abete
• copertura in lamellare curvato ventilata e rivestita in alluminio
• coibentazioni interne ed esterne con pannelli in fibra di legno e cellulosa
• facciate esterne ventilate e traspiranti con rivestimento in listelli di larice naturale
• pavimentazioni in tavole di legno trattate con oli naturali
• riscaldamento con caldaietta a gas metano da 24.000 Kcal/h. integrata da pannelli solari per la produzione di acqua calda
• serramenti in legno massiccio e vetrocamera del tipo stratificato basso emissivo Eko
• tutti i legni trattati con sali di boro ed impregnanti naturali a base di olio
• pitturazioni con vernici ecologiche
• ombreggiamento della facciata sud con frangisole fisso in larice e acciaio
• vasche d’acqua per le attività ludiche, la raccolta delle acque meteoriche e il raffrescamento della facciata sud.

L’edificio è stato sottoposto al test Blower Door di tenuta dell’aria e ha raggiunto un valore ottimale, inferiore a quello previsto per le “case a basso consumo”.
Anche il bilancio energetico ha definito un risultato estremamente soddisfacente con un consumo dell’edificio inferiore a 60 kwh/mq anno.
L’indice di gradimento da parte degli utilizzatori è stato elevato: agli insegnanti, ai genitori ed soprattutto ai bimbi abbiamo potuto offrire un ambiente particolarmente confortevole, un luogo pulito e sicuro, senza materiali tossici, dove gli spazi sono funzionali e gli arredi e gli accessori sono resistenti e facilmente sostituibili.
Le aule sono caratterizzate da pareti completamente finestrate, sono ampie e ben illuminate naturalmente.

Le solette sono studiate per offrire la maggior qualità fonica agli ambienti e le pareti interne, adeguatamente insonorizzate, sono costituite da materiale ecologico e fonoassorbente.
L’impianto di riscaldamento è concepito per evitare stratificazioni di temperature: benché l’impianto sia costituito da una tradizionale caldaia a gas di bassa potenzialità e da termosifoni in acciaio si registra un ottimo ed economico rendimento invernale.
Anche i costi di gestione e manutenzione del fabbricato, sono stati particolarmente ridotti.

Oggi, il secondo lotto della scuola d’infanzia di Mezzago ormai terminato, ha potuto migliorare il contenimento dei consumi energetici con l’utilizzo di tecnologie solari integrative dell’impianto di riscaldamento ed il contenimento dei consumi di acqua con l’utilizzo di sistemi di recupero e valorizzazione delle acque meteoriche e di scarico. La realizzazione della scuola d’infanzia di Mezzago è stata la dimostrazione pratica di una strategia tesa a valorizzare e a promuovere tra le istituzioni e i cittadini nuove competenze, nuove tecnologie e nuovi materiali.


*Arch. Antonio Varisco
Associazione Architetti Monza

 

 

Arch. Silvia Barbero

Systems Design

 

Impoverendo le risorse naturali e riducendo le biodiversità del pianeta, l’uomo danneggia quella stessa fabbrica della vita dalla quale dipende il suo benessere e futuro, inoltre danneggia quei “servizi propri di un ecosistema” che non hanno prezzo e la Natura fornisce gratuitamente: i beni liberi. Questi servizi vitali sono proprietà dei sistemi viventi non lineari, che si trovano ad essere seriamente minacciati dall’inseguimento umano, perfettamente lineare, della crescita economica e del consumo materiale. L’analisi delle dinamiche alla base dei recenti disastri naturali mostra inoltre che, in tutti questi casi, i fattori di tensione ambientale e quelli di tensione sociale sono strettamente connessi (C. Lanzavecchia, “Il fare ecologico”, 2000). La forma attuale del capitalismo globale è insostenibile tanto sotto il profilo ecologico, quanto sotto quello sociale e quindi, nel lungo periodo, è una scelta pericolosa. Regole di salvaguardia ambientale più rigide, pratiche economiche migliori e tecnologie più efficienti sono cose necessarie, ma non bastano: è indispensabile attuare un cambiamento sistemico a un livello più profondo. Studiosi, leader di comunità e attivisti in tutto il mondo studiano la visione sistemica della vita, e iniziano ad applicarla in tutte le discipline che coinvolgono l’uomo. Molte delle organizzazioni non governative, degli istituti di ricerca e dei centri di studio appartenenti alla “nuova società civile globale” (F. Capra, 2000) hanno scelto di mettere esplicitamente la sostenibilità (L. Brown, 1981) al centro della propria attenzione. La chiave per giungere a una definizione operativa di sostenibilità ecologica è data dalla comprensione del fatto che è possibile progettare sull’immagine dei sistemi naturali. La Natura genera sistemi sostenibili che non risultano immobili, ma dinamici ed autopoietici, che si evolvono e mantengno l’equilibrio (J. Benyus, “Biomimicry”, 1997). La non integrazione dei sistemi industriali dell’uomo in quelli naturali avviene perché i sistemi naturali sono cicli aperti, mentre i sistemi produttivi umani sono lineari e chiusi. Per questa ragione la Natura non produce scarti, mentre l’uomo depaupera le risorse ed aumenta i rifiuti.  Seguendo i principi del design sistemico l’obiettivo è quello di annullare il rifiuto dandogli nuovo valore: “rifiuto = cibo” (Hawken, 1993). Un’organizzazione produttiva sostenibile è incorporata in una “ecologia delle organizzazioni”, in cui gli scarti di un’azienda sono utilizzati come risorsa di un’altra attività produttiva (G.Pauli, “Il progetto ZERI”, 2000).

Progetti di tale genere sono realizzati in tutto il mondo dall’organizzazione Zero Emissions Research and Initiatives (ZERI), fondata dall’economista Gunter Pauli nel 1994 con il patrocinio della United Nations University, seguendo il concetto base dell’eliminazione dello scarto.  L’Italia è all’avanguardia nell’applicazione dei principi del design dei sistemi. Dal 2000 Gunter Pauli collabora col Politecnico di Torino e dal 2002 è docente nella Laurea Specialistica di Design del Prodotto Ecocompatibile, dove stimola studenti, ricercatori e industriali a progettare e ad attuare sistemi. Il Piemonte possiede una serie di sistemi realizzati, grazie all’attuazione dei primi progetti sperimentati dal Politecnico di Torino: il sistema di valorizzazione degli scarti derivati dalla costruzione della galleria di sicurezza Frejus (2002), il sistema dei multilayer (tetrapak, bialplene,…) (2003) e il sistema dell’acqua (2004) .


*Arch. Silvia Barbero
Politecnico di Torino

 

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