|
Interventi: Arch. Maria Elisa Villa
Dall’Architettura Bioclimatica all’architettura Bioecologica: esperienze di abitazioni sostenibili.
Creare qualità degli ambienti costruiti e la capacità di un edificio di essere in risonanza con la percezione della qualità dello spazio dell’habitat ed ecosistema a cui appartiene.
Qualità di uno spazio interno è anche sinergia tra progetto destinazione d’uso e realizzazione con metodi e materiali impiegati.
L’esperienza insegna che un edificio sano è tale per almeno il 60/70% da una muratura sana: muri portanti a forte inerzia termica, permiabili al vapore perciò traspiranti, con ottima prestazione all’isolamento termico e acustico, durata nel tempo.
Negli esempi riportati: il villino unifamiliare ha solai e tetto in legno, ottimo e da sempre materiale naturale che, oltre ad avere un’igroscopicità intrinseca e i requisiti di alta resistenza al fuoco e bassa conducibilità elettrica, è ad alta resistenza statica per le strutture orizzontali, e isolante; nella residenza plurifamiliare viene evidenziato il pacchetto esecutivo del tetto, con l’isolamento, la ventilazione, etc.
Le facciate interne/esterne sono eseguite completamente in intonaco di calce.
Anche gli isolanti naturali ( sughero kenap etc.) sono scelti per le stesse caratteristiche di traspirabilità, e permeabilità, elettricamente neutri, ma con buone prestazioni acustiche e termiche.
Attenzione al recupero dell’acqua piovana per riciclo, trattamenti all’acqua potabile di rivitalizzazione.
E’ stata posta attenzione all’impianto elettrico, con impianti a stella e disgiuntori di rete. Inserito sistema di aspirapolvere centralizzato. Riscaldamento radiante, a bassa temperatura con caldaie a condensazione, tipo a battiscopa a perimetro ed elettrico con fonti energetiche alternative (pannelli solari).
Finiture interne con pitture alla calce a caseina. Pavimenti in legno ad olio e cera.
*Arch. Maria Elisa Villa Esperta in ecologia dell’architettura, costruzioni e ristrutturazioni con materiali biocompatibili, interni e medicina dell’habitat.
Arch. Carlo Zanella
Quando parliamo di bioarchitettura spesso pensiamo ad un vago insieme di tecniche e materiali sani, oppure a sistemi per risparmiare in casa o inquinare meno. Il mio intervento vuole fare chiarezza delineando i confini della “bioarchitettura”, all’interno di un percorso anche storico della materia.
Quando parliamo di architettura naturale dovremmo pensare ad un calderone nel quale confluiscono tecniche, scienze e scuole diverse, ognuna capace di portare il suo apporto specifico. La bioarchitettura nasce negli anni ’60 in area mitteleuropea, germania soprattutto, sulla base di due spinte diverse: da una parte l’ondata ecologista che nasce a sua volta dai principi del ’68, dall’altra dalla necessità di capire e risolvere le prime problematiche di salute nate dalla nuova cattiva edilizia industriale.
Vediamo subito come le due matrici che formano la nascente bioarchitettura sono le stesse due istanze che la caratterizzano oggi: l’aspetto Bio-logico, con l’attenzione rivolta alla persona e l’aspetto eco-logico, con l’attenzione rivolta invece all’ambiente.
E’ quindi più corretto parlare di architettura bio-eco-logica che di bioarchitettura.
L’aspetto eco-logico è quello che cerca attualmente una normativa legata alla gestione del territorio, attraverso strumenti sovranazionali, come agenda 21 sino a piani regolatori comunali attenti alle tematiche dell’architettura sostenibile e del risparmio energetico, vedi il protocollo casaclima a Bolzano, il p.r.g. di Carugate (Mi) e tutte le iniziative simili. Questa visione eco-logica cerca di limitare il consumo delle risorse del territorio, materiali ed energetiche, attraverso una migliore gestione del sistema di riscaldamento – raffreddamento della casa, sia per gli impianti che per l’isolamento dell’involucro edilizio. In questo senso rientrano anche metodologie prettamente progettuali come la bioclimatica.
L’aspetto eco-logico si deve però integrare a quello bio-logico, dove l’interesse si rivolge al benessere delle persone, andando quindi verso le scuole progettuali legate alla tossicologia dei materiali, per evitare inquinamento chimico in casa, ma anche verso tutte le scuole della progettazione armonica, come il feng-shui o il vastu indiano, nonchè a tutte le conoscenze capaci di migliorare la qualità dell’abitare.
In conclusione è quindi necessario che l’architetto sappia unire le due tematiche della bio-rchitettura e della eco- architettura al fine di realizzare edifici di qualità, davvero fonti di benessere per le persone e l’ambiente.
*Arch. Carlo Zanella Segue le tematiche dell’architettura olistica (feng-shui, vastu, geobiologia). Progetta nuove costruzioni e ristrutturazioni. E’ esperto di rilevamento e bonifica inquinamento interno, elettrosmog e geopatie dal 1995.
Arch. Paolo Tamborrini
Dall’approccio quantitativo alle valutazioni di tipo qualitativo: strumenti e metodi per una produzione ecocompatibile
Valutazione degli impatti ambientali, delle forme e delle strutture e scelta dei materiali. Questi i principi fondamentali su cui l’ecodesign basa la progettazione di nuovi prodotti, ottenendo il miglior compromesso fra parametri ambientali e quelli tecnico-economici, senza dimenticare gli aspetti tipologici e formali.
La responsabilità nei confronti dell’ambiente non trova la sua espressione, fino a quando ciascuno, nelle sue capacità e competenze, non si rende partecipe e attivo nella risoluzione dei problemi.
E’ presumibile che nel
futuro non solo gli ecodesigner, ma tutti i progettisti, lavoreranno per
riduzione, utilizzando minori risorse; i produttori troveranno nei nuovi
progetti non dei capricci di forma o di markenting ma dei vantaggi sul piano
economico e produttivo (un minor utilizzo di materiale su una produzione di
tipo seriale porta a un risparmio di risorse e di energia considerevole, e
quindi anche un notevole risparmio economico).
Il consumatore potrà
scegliere in modo consapevole i prodotti presenti sul grande mercato e
attuare un consumo intelligente e critico dando vita ad una nuova figura, il
prosumer, come l’ha definita Francesco Morace, in grado di
influenzare la produzione attraverso le scelta da consumatore. La nuova
tendenza al “rifiuto del rifiuto” porta anche gli smaltitori a prendersi
cura degli oggetti a fine vita, perché non vengono più visti come scarti ma
come nuove risorse (“dalla culla alla culla”). Al contrario del semplice concetto di responsabilità del produttore, quello della responsabilità condivisa può servire da stimolo per innescare il cosiddetto “circolo virtuoso” dell’eco-compatibilità. La problematica ambientale ha raggiunto ormai una fase di maturità: le denuncie per la sensibilizzazione delle coscienze sono ormai al tramonto, mentre la cultura del progetto ha i mezzi e le potenzialità per creare scenari culturali in ambito industriale e modelli produttivi per arrivare alla scomparsa della differenza tra il significati del termine “design” ed “ecodesign”. Esistono vere e proprie linee guida dell’”ecodesign” da seguire nella progettazione e vanno viste come una nuova risorsa professionale; sono un forte stimolo per affermare un moderno concetto di svluppo e definire nuovi oggetti. In un periodo in cui il mercato è sovraccarico di prodotti tutti uguali o simili, avere a disposizione vincoli progettuali diversi e talvolta molto rigidi, non può che portare vantaggi anche dal punto di vista creativo, produttivo e comunicativo con la nascita di una nuova estetica della sostenibilità.
L’iniziale approccio quantitativo con cui veniva affrontata la questione ecologica si amplia, oggi, verso valutazioni di tipo qualitativo: il senso di crescita economica e di benessere, lo sviluppo sostenibile, ecc.
Si prende coscienza che
non sono sufficienti soluzioni tecniche mirate e parziali, ma che sono
necessari scenari complessivi e futuribili in grado di ripensare la cultura
del progetto e della produzione. In questo senso l’ecodesign affronta la
tematica ambientale sia con razionalità teorica che con fantasia
immaginativa, in un impegno duraturo e collettivo che prende in causa tutti
gli attori del ciclo di vita di un prodotto, produttori, fornitori di
componenti, smaltitori e consumatori. Seppur l’applicazione delle linee guida determina produzioni industriali pulite ed ecocompatibili, si tratta sempre di soluzioni ridotte e soprattutto specifiche e scarsamente armonizzate alla complessità della realtà. Le produzioni generano sprechi altissimi e un cambiamento che coinvolge esclusivamente l’ottimizzazione ambientale dei prodotti, senza interventi correttivi a monte, è insufficiente per l’eco-sistema mondiale: è indispensabile attuare un cambiamento sistemico a un livello più profondo… ma per questo rimando al testo di Silvia Barbero sul tema del Systems Design.
* Arch. Paolo Tamborrini Architetto e ricercatore in Disegno Industriale presso il Politecnico di Torino. Caporedattore (dal 2001) di www.design-italia.it, collabora inoltre con diverse testate giornalistiche del settore del design.
Ass. LL. PP. Giuseppe Tresoldi Il Nuovo Regolamento Edilizio del Comune di Carugate
Con il nuovo Regolamento Edilizio comunale il Comune di Carugate si è dotato di uno strumento per indirizzare gli operatori verso un’edilizia sostenibile, ossia una edilizia finalizzata a soddisfare le esigenze attuali cercando di non compromettere la risorse destinate alle future generazioni. Tale regolamento introduce tre criteri fondamentali di intervento, noti da tempo ma poco applicati, quali: il risparmio energetico, l’utilizzo di fonti di energia rinnovabili e l’impiego di tecnologie bioclimatiche. Alcuni degli interventi proposti e contenuti nel nostro regolamento comunale sono prescrittivi, quindi resi obbligatori (ed è questa la vera innovazione introdotta), altri sono (per ora) solo suggeriti, quindi facoltativi, ma ugualmente importanti in quando stimolano gli operatori e i cittadini a ponderare le scelte e le nuove metodologie di intervento disponibili.
Questi gli interventi obbligatori:
1. Obbligo
di installare caldaie a condensazione nei nuovi edifici e in quelli per i
quali sono previste opere di ristrutturazione; 2. Obbligo di installare i collettori solari per la produzione di acqua calda sanitaria nei nuovi edifici adibiti a residenza;
3. Diritto al sole: nelle nuove costruzioni si deve tenere conto di distanze sufficienti a garantire un corretto soleggiamento delle superfici esposte;
4. Realizzazione strutture di tamponamento (pareti verticali, coperture, ecc.) con un livello di isolamento termico superiore a quello minimo previsto dal regolamento nazionale;
5. Controllo temperatura ambienti: nella stagione fredda compresa fra 18°C e 22°C; installazione di sistemi di regolazione locali (valvole termostatiche, ecc) agenti sui singoli elementi riscaldanti;
6. Impianti elettrici per illuminazione: impiego di dispositivi di controllo e regolazione dei consumi (interruttori a tempo, sensori di presenza, sensori di illuminazione naturale, ecc);
7. Contabilizzazione del calore individuale con spesa energetica dell’immobile ripartita in base ai consumi reali effettuati da ogni singolo proprietario;
8. Utilizzo vetri doppi nelle nuove costruzioni e nelle ristrutturazioni di facciate;
9. Consumo di acqua potabile: Contabilizzazione individuale mediante l’utilizzo di dispositivi per la regolazione del flusso di acqua dalle cassette di scarico dei gabinetti; Utilizzo delle acque meteoriche per l’irrigazione del verde pertinenziale e per i servizi condominiali;
10. Riduzione degli effetti del Radon garantendo una ventilazione costante su ogni lato del fabbricato;
11. Illuminazione spazi esterni: flusso luminoso orientato per evitare l’inquinamento luminoso (legge regionale 27 marzo 2000, n°17);
12. Illuminazione con lampade a ridotto consumo energetico nei porticati aperti al pubblico transito;
Questi gli interventi suggeriti (facoltativi):
1. Pannelli solari fotovoltaici allacciati alla rete elettrica di distribuzione;
2. Materiali naturali e finiture bio-compatibili;
3. Utilizzo e impiego di serre bioclimatiche, muri ad accumulo e muri di Trombe in quanto non computabili ai fini volumetrici (sono considerati volumi tecnici);
4. Consumo di acqua potabile: Adozione di sistemi che consentano l’alimentazione delle cassette di scarico con le acque grigie provenienti dagli scarichi di lavatrici, vasche da bagno e docce;
5. Utilizzo di pannelli radianti integrati nei pavimenti o nelle solette per ottenere condizioni di comfort termico elevate con costi di installazione competitivi;
6. Superfici trasparenti: per le nuove realizzazioni orientamento entro un settore di ± 45° dal sud geografico e applicazione di schermature;
7. Tetto verde piano o inclinato: miglioramento dell’inerzia termica estivo-invernale e drenaggio del deflusso delle acque meteoriche;
Con il nuovo R.E. passiamo quindi dalla opportunità che ha un privato di costruirsi (di sua iniziativa) un’abitazione con caratteristiche di risparmio energetico, ad una condizione di prescrizione e quindi di interventi resi obbligatori per tutti quelli che costruiscono.
L’aspetto economico:
Nell’elaborazione delle proposte contenute nel
Regolamento si sono fatte delle valutazioni economiche. In particolare si è
analizzata l’incidenza del maggior costo indotto dal miglioramento
qualitativo degli edifici dal punto di vista energetico e l’effetto di
riduzione del consumo di energia.
Considerando un edificio di tipologia classica
per Carugate (edificio a schiera di 3 piani), attuando i soli interventi
obbligatori, (ad esclusione delle caldaie a condensazione), si ottiene un
maggior costo inferiore al 3% rispetto a quello base (il confronto è con un
edificio nuovo realizzato secondo le attuali normative). Tali interventi
consentono di ridurre il consumo energetico complessivo (riscaldamento e
acqua calda) di almeno 25%. Ai costi attuali dell’energia i maggiori
investimenti si ammortizzano in un periodo di circa 8 anni ed il reddito
medio dell’investimento, considerando un periodo di durata degli interventi
di 20 anni, è pari a circa il 7% . L’analisi non considera gli aspetti ambientali, che potrebbero essere monetizzati, e non tiene conto dei possibili aumenti del costo dell’energia che renderebbero ancora più vantaggiosi gli interventi. Infine non si sono considerati i possibili contributi nazionali e regionali e le defiscalizzazioni degli interventi. L’applicazione delle norme nei casi di ristrutturazione degli edifici comporta un risparmio energetico ancora maggiore, poiché gli edifici esistenti sono caratterizzati da una qualità energetica inferiore con tempi di ritorno degli investimenti minori rispetto a quelli sopra indicati.
Brevi esempi:
A titolo di esempio menzioniamo alcuni interventi eseguiti nel Comune:
Impianto pannelli solari fotovoltaici posizionati sul tetto della mensa della scuola di via del Ginestrino per una superficie circa di 50 mq. e un impegno di spesa di € 67'000.00.
Innovativo sistema di riscaldamento perimetrale a battiscopa ad alto valore di irraggiamento installato nei corridoi della scuola primaria di via del Ginestrino. Imminente inizio dei lavori di costruzione di un edificio residenziale sociale (23 alloggi) ad elevato comfort termico e a basso impatto ambientale di cui l’arch. Trombino (che è uno dei progettisti) vi farà una migliore esposizione.
* Ass. LL. PP. Giuseppe Tresoldi Architetto e Assessore ai lavori pubblici presso il Comune di Carugate.
Arch. Antonio Varisco Scuola dell' infanzia
Mezzago è un comune di circa 4.000 abitanti in Provincia
di Milano.
Arch. Silvia Barbero Systems Design
Impoverendo le risorse naturali e riducendo le biodiversità del pianeta,
l’uomo danneggia quella stessa fabbrica della vita dalla quale dipende il
suo benessere e futuro, inoltre danneggia quei “servizi propri di un
ecosistema” che non hanno prezzo e la Natura fornisce gratuitamente: i beni
liberi. Questi servizi vitali sono proprietà dei sistemi viventi non
lineari, che si trovano ad essere seriamente minacciati dall’inseguimento
umano, perfettamente lineare, della crescita economica e del consumo
materiale. L’analisi delle dinamiche alla base dei recenti disastri naturali
mostra inoltre che, in tutti questi casi, i fattori di tensione ambientale e
quelli di tensione sociale sono strettamente connessi (C. Lanzavecchia, “Il
fare ecologico”, 2000). La forma attuale del capitalismo globale è
insostenibile tanto sotto il profilo ecologico, quanto sotto quello sociale
e quindi, nel lungo periodo, è una scelta pericolosa. Regole di salvaguardia
ambientale più rigide, pratiche economiche migliori e tecnologie più
efficienti sono cose necessarie, ma non bastano: è indispensabile attuare un
cambiamento sistemico a un livello più profondo. Studiosi, leader di
comunità e attivisti in tutto il mondo studiano la visione sistemica della
vita, e iniziano ad applicarla in tutte le discipline che coinvolgono
l’uomo. Molte delle organizzazioni non governative, degli istituti di
ricerca e dei centri di studio appartenenti alla “nuova società civile
globale” (F. Capra, 2000) hanno scelto di mettere esplicitamente la
sostenibilità (L. Brown, 1981) al centro della propria attenzione. La chiave
per giungere a una definizione operativa di sostenibilità ecologica è data
dalla comprensione del fatto che è possibile progettare sull’immagine dei
sistemi naturali. La Natura genera sistemi sostenibili che non risultano
immobili, ma dinamici ed autopoietici, che si evolvono e mantengno
l’equilibrio (J. Benyus, “Biomimicry”, 1997). La non integrazione dei
sistemi industriali dell’uomo in quelli naturali avviene perché i sistemi
naturali sono cicli aperti, mentre i sistemi produttivi umani sono lineari e
chiusi. Per questa ragione la Natura non produce scarti, mentre l’uomo
depaupera le risorse ed aumenta i rifiuti. Seguendo i principi del design
sistemico l’obiettivo è quello di annullare il rifiuto dandogli nuovo
valore: “rifiuto = cibo” (Hawken, 1993). Un’organizzazione produttiva
sostenibile è incorporata in una “ecologia delle organizzazioni”, in cui gli
scarti di un’azienda sono utilizzati come risorsa di un’altra attività
produttiva (G.Pauli, “Il progetto ZERI”, 2000).
|
||||||||||||||||||
| © Copyright 2006 ECODIALOGANDO.COM on line dal 10/10/2006 | |||||||||||||||||||